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Recensione: The Black Capes "Lullabies For The Dead"

THE BLACK CAPES "Lullabies For The Dead" (cd, Darktunes)

"Lullabies For The Dead" è il secondo disco per i greci Black Capes, gruppo gothic rock/metal di Atene formatesi nel 2016 dalla fusione riuscita delle esperienze precedenti dei componenti in formazioni come Poltergeist, Inactive Messiah e Human Base). Il gruppo include Alexander S Wamp alla voce, Thanos Jan alla chitarra, Dorian Gates al basso e Christos Grekas alla batteria. Il nome della band è ispirato alle parole iniziali nel testo del classico dei Bauhaus "Bela Lugosi’s Dead": le mantelle di vampiri. Come per loro stessa ammissione le influenze spaziano diverse dai Type O Negative, The 69 Eyes, Sisters Of Mercy, Fields of the Nephilim e Mission... ed effettivamente la descizione calza a pennello. Per le influenze sul nuovo lavoro alle atmosfere cupe e oscure del goth classico provate ad aggiungere un bel pò del suono più 'pesante' di Paradise Lost, Moonspell e My Dying Bride et voilà. Con una buona produzione il disco è fatto. "And I Wait" apre il lavoro con la sua voce distante e la chitarra 'sparsa'. Il basso metallico e gli inserti a volte tribali della batteria 'dritta' ne fanno un buon pezzo per le serate piene di fumo e strobo. "Sprinkle Your Sand, Morpheus" e una ballata dolce e melanconica. Nephilim e Metallica fusi alla perfezione. Con quel ritornello da cantare rimane la mia preferita. Decisamente interessante la variazione sul tema nella versione 'metallizzata' di "Rain" dei Cult con quel pizzico di crust lento e Moonspell. Forse su questa avrei preferito i suoni più datati dell'originale ma l'idea è davvero buona. Complimenti. "The Blood is the Life" è una ballata a metà tra i Mission di "Severina" e i Type O Negative. Quel solenne romanticismo 'gothico' che non guasta mai in un disco. "From Beyond the Grave" è un altra ballata in stile The 69 Eyes/The Sisters Of Mercy con quel 'lieve' tocco 'magiko' dei Fields of the Nephilim più sognanti di "Elizium"... riesce a dare parecchi brividi. "A Dream of the Tower" è probabilmente la mia seconda preferita per quelle sue più coraggiose contaminazioni crossover. Ricorda un pò gli americani TSOL nelle atmosfere oscure di "Revenge", ma ha parecchio di suo nonostante di musica fino ad adesso ne sia stata fatta davvero tanta. "The Gun of Love" esplora territori più cupi a metà tra l'oscurità del rock sanguigno dei Sisters Of Mercy e la claustrofobia dei Tool. Quì mi piacciono decisamente parecchio. Il vigore delle chitarre si incastra a perfezione con le cadenze doom della batteria. L'arpeggio iniziale di "Welcome to the Necroclub" sembra rimandare alle atmosfere dei Mission... ma subito dopo gli echi dei Type O Negative entrano prepotenti ad aggiungere fuoco al fuoco. "Gotham" rimanda al rock energico dei Sisters di "Vision Thing" e ai Nosferatu di "Hellhound". Chiude questo piacevole tuffo nell'oscurità 'metallizzata' "War is Where You Make It"; un bel pezzo dall'atmosfera fuligginosa che rimanda ai Sisters più ipnotici e ai riff più incidenti dei Nephilim con quelle 'leggere' intercessioni doommeggianti di Paradise Lost e My Dying Bride. Sento ancora il bisogno di nuovi gruppi e nuove idee e continuo ancora a sorprendermi in quanti modi sia possibile preparare gli stessi ingredienti. E quello che ne è uscito è condito piuttosto bene. C'era un tempo quando gruppi come Every New Dead Ghost, Marionettes, Creaming Jesus, Vivid Atmosphere, Dreadful Shadows e Type O Negative, avevano aperto la strada alle più disparate influenze in tutto quello che ascoltavo. I Black Capes le sommano davvero tutte in maniera abbastanza riuscita. Il disco si fà ascoltare bene nelle sue 'differenze' e devo ammettere che questi quattro ragazzi di Atene hanno classe da vendere con le loro interessanti variazioni sul tema. Un missaggio moderno più tipico dei canoni 'metallici' più duri e aggressivi con quella voce sessanta centimetri sottoterra, e le chitarre dal suono pieno ne scandiscono il ritmo, assieme al basso e la batteria mai invadente. Gli inserti di tastiera riempiono al punto giusto e il tutto caratterizza fortemente il suono finale che rimanda direttamente alle cose più 'goth' del passato. Prodotto e missato come per il disco precedente da Peter Rutch (Parkway Drive, Falling in Reverse, Deez Nuts, The Ghost Inside, Revocation), il produttore ha fatto ancora una volta un buon lavoro. L'artwork, dai rimandi decisamenti 'vampireschi', stavolta è stato curato da Angry Blue (Iggy Pop, Faith No More, Slayer, Melvins). Speriamo di vederli dal vivo al più presto. La Grecia non è poi così lontana. Voto: 9/10

https://theblackcapes.bandcamp.com/

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