RECENSIONI APRILE 2026
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BRAGOLIN “I Don’t Like What It Does To Me”
(lp, cd, digitale / Young & Cold Records)

A ben sette anni dal precedente album, Bragolin rilascia il nuovo “I Don’t Like What It Does To Me”. Il terzo full-length del progetto olandese non riserva particolari novità rispetto ai due dischi precedenti, ma ne conferma lo stile assolutamente personale e gradevole. Otto tracce di coldwave/darkwave che sanno coniugare i momenti più “frizzanti” e ballabili con gli episodi più introspettivi. L’iniziale “Not All Are Real” riprende il discorso esattamente da dove Bragolin l’aveva interrotto, grazie a sonorità ed una voce immediatamente riconoscibili per chi aveva già confidenza con loro. Impossibile non battere il piedino al ritmo del sound di pezzi come questo o “I Run And Hide”, “I Salute You Ancient Ocean” e la title-track. Citazione anche per “Feel This Flame Unfold” che si avvale di un azzeccato contributo vocale femminile. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
DARKWAYS “Rust”
(lp, cd, digitale / Young & Cold Records)

Secondo album per gli spagnoli Darkways, che sull’onda del successo del precedente “Resonance”, rilasciano un altro disco zeppo di potenziali “hits”, assolutamente godibili ed immediate. L’iniziale “Fading Time” mette subito le cose in chiaro, offrendoci un pezzo trascinante, del refrain irresistibile. Si prosegue a spron battuto con “Ash Maker”, “My Penitence”, “Requiem”, “Rust”, ecc… I Darkways confermano quindi la loro formula basata su una darkwave decisamente melodica e catchy, che pur non brillando per originalità o spessore nei testi, fa centro anche questa volta se si ha voglia di canzoni buone per il dancefloor e per cantare mentre si è al volante o sotto la doccia 😊 Battute a parte, “Rust” è un buon disco che piacerà a chi aveva apprezzato il disco precedente dei ragazzi di Barcellona e può al contempo essere un buon punto di partenza per i neofiti. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
DEATH CULT “Paradise Live”
(lp, cd, digitale / Beggars Banquet)

Siamo a Manchester e in aria di reunion, ma non stiamo per parlare degli Oasis. Era il 2023 quando, sorprendendo un po' tutti, Ian Astbury e Billy Duffy si riproponevano in un tour di riformazione dei seminali Death Cult. I Death Cult, per quanto più affini come sonorità ai nostri lettori rispetto a tutte le uscite come The Cult dopo “Love”, non avevano venduto milioni di dischi come la successiva creatura rock dei due. Le titubanze per questo evento c'erano tutte, vuoi anche per l'assenza di Nigel Preston alla batteria (RIP) e di Jamie Stewart al basso. Ma, con grande stupore, i Death Cult come visti dal vivo nel 2023 in Gran Bretagna avevano poco da invidiare alla formazione in pista quarant'anni prima. Per chi conosce la band, i pezzi che dovevano essere suonati ci sono tutti (con in aggiunta qualche brano da “Dreamtime” e “Love”, nonché la gloriosa “Moya” di epoca Southern Death Cult), l'energia e la distopia orwelliana di quell'esperienza anche. Questa è la registrazione completa del concerto tenutosi a Manchester quell'anno, la città Natale di Billy, e se proprio vogliamo dire qual è la cosa che ha impressionato di più, beh, è il drumming di John Tempesta (cresciuto con il metallo di Testament e Rob Zombie) che qui riesce a non far rimpiangere il tribalismo unico di Nigel. Gli albori del post-punk, del positive-punk o del gothic-rock sono tutti nascosti in questo evento immortalato in una registrazione di ottima qualità. (Recensione a cura di Alex Daniele)
KRIMEA “Are You Human?”
(digitale)

Debut album (purtroppo disponibile, almeno per ora, solo nel formato digitale) per Krimea, duo italiano composto da Alicia Taylor e Nick SoLow. “Are You Human?” si articola in dodici tracce intrise di puro spirito “eighties”: sonorità che miscelano darkwave e synthpop cesellate con gusto e sapienza, spaziano da episodi più ariosi come l’iniziale “This Pleasure” e “Die-monds”, ai toni prettamente “dark” di “Vivre Le Sombre” (per quanto mi riguarda, il mio pezzo preferito dell’album). Il concept che racchiude il disco lo facciamo descrivere ai Krimea stessi: "Are You Human?" parla di amore, sentimenti, esperienze, desideri, descrive luoghi, spesso figurativi, di rifugio e conforto, in contrasto con eremi di insicurezza e difficoltà relazionali che portano i legami umani sull'orlo del sacrificio. Che tu sia effettivamente umano o meno, a questo punto non ha importanza”. Un esordio assolutamente pregevole per un duo che conferma l’ottimo stato (almeno a livello di progetti musicali) della “scena” italiana. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
SHE PAST AWAY “Mizantrop”
(lp, cd, digitale / Fabrika Records)

Sette anni è il lasso di tempo che è servito anche a She Past Away per dare alla luce il successore di “Disko Anksiyete”. Il duo turco torna con l’attesissimo “Mizantrop” che, ne sono certo, non mancherà di raccogliere il successo dei loro dischi precedenti; un successo che personalmente continuo a trovare esagerato, ma tant’è. Sono solo sette i brani inclusi in “Mizantrop”, con la title track a fare certamente le parte del leone nel contesto di un disco che si snoda fedelmente lungo i binari che hanno condotto She Past Away sulle più alte vette del panorama darkwave mondiale. Tra le altre, citazione per “Sessiz Orman” e “Inziva”. “Mizantrop” non fa quindi altro che ribadire, nel bene e nel male, tutto ciò che già sapevamo di She Past Away…. Prendere o lasciare.
(Recensione a cura di Giorgio Brivio)
30 DENARI “Kindly Plotting For Riot”
(lp, cd, digitale /My Kingdom Music)

Attivi dal 2021, i 30 Denari arrivano da Marghera (Venezia) e ci presentano il loro album di debutto, “Kindly Plotting For Riot”. Il progetto nasce dall’incontro di musicisti con oltre un decennio di esperienza, provenienti da percorsi sonori eterogenei e radicali, con l’intento di fondere l’estetica New Wave e Post-Punk con innesti Electro–Industrial, senza vincoli di genere né barriere alla sperimentazione. Citando le loro stesse parole, “Kindly Plotting For Riot è un manifesto sonoro forgiato nell'oscurità, per smantellare i confini stilistici. Non è solo musica, ma una dichiarazione d'intenti: una costruzione sonora che scava, confonde e trascina l'ascoltatore in una dimensione intensa e inquietante”. Le undici tracce del disco mantengono fede a queste premesse e la loro musica attinge a piene mani dalle fondamenta del post-punk e della new wave (Joy Division, Bauhaus, Killing Joke, Gary Numan), dialogando al contempo con visioni più contemporanee come Nine Inch Nails, Editors e Chelsea Wolfe, in un equilibrio costante tra memoria e sperimentazione. Alternando italiano ed inglese ed avvalendosi in tre brani di guest-singer femminili (Rikarda Parasol, Federica Lee Querizia Garenna, Numa Echos) 30 Denari ci offrono un disco interessante in grado di compiacere diverse frange di pubblico “alternativo”. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)



























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