RED LORRY YELLOW LORRY - L'ULTIMO TRENO
- 5 ore fa
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Intervista di Alex Daniele
“Non c'è via di fuga, solo un lungo viaggio
Quindi chiudi le porte e resta dentro
Siamo sull'ultimo treno, siamo sull'ultimo treno
Ultimo treno, siamo sull'ultimo treno
Ultimo treno, siamo sull'ultimo treno...”

“Siamo sull'ultimo treno”, così, disillusi ma forti, cantavano i Red Lorry Yellow Lorry nel 1986 sull'eclettico album “Paint Your Wagon” (la canzone era “Last Train”). E quest'ultimo treno, purtroppo, adesso è realmente giunto. “Strange Kind of Paradise”, l'album pubblicato l'anno scorso da una delle band più scomode della scena post-punk, è la destinazione finale in cui li ha portati quel, fatidico, ultimo treno. Le ragioni per cui non assisteremo mai più a una reunion della band di Leeds sono molteplici, tra queste, purtroppo, anche la salute del cantante Chris Reed. “Strange Kind of Paradise” tira le somme di una storia musicale “difficile” come la vita vissuta, con le sue gioie, i suoi momenti euforici e, ovviamente, anche i suoi dolori più grandi. Per questo, prima di voltare pagina, io e Wolfy (chitarrista storico dei Lorries, ora nei Rose Of Avalanche) abbiamo voluto lasciare ai lettori di Ascension Magazine quest'ultima, speciale, chiacchierata tra amici per amici. Grazie di tutto cari Lorries, poche band al mondo sono riuscite a trattare la vita difficile così come lo avete voi.
AM - Ciao David! O posso chiamarti Wolfy?
Wolfy: Chiamami come vuoi mio vecchio amico.
Il 2025 se n'è andato da poco... E insieme si è portato via i Red Lorry Yellow Lorry, giusto?
Wolfy: Purtroppo, sembra proprio così. Semplicemente non sarebbe giusto farlo senza Chris. Non è per mancanza di volontà, è per problemi di salute. Ha avuto un periodo difficile.
AM - La vostra ultima pubblicazione “Strange Kind of Paradise”, lo so bene, è un album che ha avuto una gestazione lunghissima, infinita. Credo che siano passati più di vent'anni da quando tu e Chris mi avete inviato le anteprime di alcuni brani dell'album. Un periodo di tempo molto lungo, durante il quale anche alcuni membri della band sono cambiati. Potresti descriverci brevemente le fasi principali della realizzazione di questo album d'addio?
Wolfy: Verso la metà del 2016 abbiamo iniziato a registrare queste canzoni nello studio di Ding a Manchester e, nel giro di un mese, avevamo messo a punto le melodie di base dei pezzi. Poi, a causa di problemi personali, è diventato sempre più difficile continuare a lavorare su queste tracce. Gran parte del merito della pubblicazione di questo album va a Ding, il nostro bassista, che durante il periodo del Covid ha lavorato sodo fino a raggiungere un livello di suono di cui era molto soddisfatto. L'ho visto poco dopo il lockdown e mi ha dato una memory stick con quello che aveva fatto. Come in ogni cosa che fa, ha messo anima e corpo in questo progetto; era troppo bello per non essere pubblicato. La Cop International ci teneva molto a pubblicarlo, è stato un successo per tutti ed è stato un piacere lavorare con questa etichetta.
AM - Mi è piaciuto molto quest'album. Conoscendo tutti i vostri lavori precedenti, quando ho finito di ascoltare per la prima volta “Strange Kind of Paradise”, ho avuto la sensazione che fosse un riassunto della vostra storia musicale. Alcune cose mi hanno ricordato il vostro post-punk più nudo e crudo, altre il passaggio di “Blow”, altre ancora qualcosa di nuovo... La tua opinione riguardo al mio pensiero ascoltando il disco?
Wolfy: Penso che sia un buon riassunto dell'album. Come band seguiamo sempre il nostro istinto; e proprio per questo siamo rimasti perplessi quando la gente ci considerava un gruppo gotico. In realtà i Red Lorry Yellow Lorry sono una rock band che cerca di fare la musica che gli piacerebbe ascoltare. Abbiamo sempre amato l'energia degli MC5 e il minimalismo di una band come gli Wire. Non si è mai trattato di assoli di chitarra spettacolari, ma piuttosto di un paesaggio sonoro adatto come sfondo per le idee dei testi.
AM - La prima volta che ho sentito “Driving Black” è stato nel 2003, quando Ascension Promotion organizzò il suo primo concerto dei Red Lorry. Considero tuttora “Driving Black” il brano manifesto del vostro ultimo lavoro. O, forse, quello più strettamente legato al vostro sound più tradizionalmente post-punk. Cosa ne pensate di questo brano? (Che non a caso è stato anche pubblicato come singolo di apertura dell'album.)
Wolfy: Penso sia una grandissima canzone; ha l'energia degli Stooges e questa idea di velocità che ti spinge in avanti nell'incertezza. Ciò che poi potresti scoprire potrebbe essere positivo, o anche negativo. Alcune cose sono fuori dal nostro controllo politico.

AM - Riconosci anche tu “Driving Black” come la canzone manifesto del nuovo album o ne hai un'altra?
Wolfy: Come canzone, riassume molti tratti somatici della band: energia, slancio, incertezza e adrenalina. Abbiamo sempre pensato che la band dovesse essere un'esperienza liberatoria, per noi come per l'ascoltatore
AM - I Red Lorry sono sempre rimasti, per me, la band più sottovalutata di tutti gli anni '80. Ma forse, come mi disse una volta Chris, eravate troppo crudi e diretti persino per la generazione post-punk di quell'epoca. A te la parola... Cosa ne pensi?
Wolfy: Penso che Chris abbia ragione. Se si considera il nome della band, questo non descrive la musica suonata, e penso che sia questo che la gente non ha capito di noi. Penso che se ci fossimo chiamati Sex Lorry Death Lorry (letteralmente “Camion del sesso, camion della morte”), avremmo avuto molto più successo! Le persone che l'hanno capito, l'hanno capito! Negli Stati Uniti e in Germania il problema era minore, prendevano semplicemente la musica per i suoi meriti, senza alcun pregiudizio.
AM - Con "Strange Kind of Paradise", cosa pensi che la band abbia lasciato ai posteri?
Wolfy: È un album di cui siamo orgogliosi, un album che è un punto fermo alla fine di una frase molto lunga. Possiede tutti gli elementi che abbiamo cercato di coltivare e perfezionare nel tempo.
AM - E, più in generale, cosa pensi che i Red Lorry Yellow Lorry abbiano lasciato ai posteri?
Wolfy: Speriamo di aver lasciato una buona raccolta di lavori che le persone possano ascoltare. Alcune cose hanno funzionato bene, altre avrebbero potuto essere migliori. Non esiste un manuale da leggere per intraprendere una carriera nella musica: devi solo seguire il tuo istinto.
AM - Una cosa che ho sempre amato di voi, anche in “Strange Kind of Paradise”, è la sincerità dei testi, spesso duri ma indubbiamente “veri” e “sentiti”. Cosa voleva trasmettere Chris Reed in questa raccolta di nuove canzoni?
Wolfy: Questa è una bella domanda, Chris potrebbe rispondere meglio di me. È sempre stato ossessionato da quella che lui descrive come la condizione umana. Molto di ciò di cui canta nell'album sembra riguardare il modo in cui il mondo è cambiato nel tempo e facendo i conti con quella perdita di persone che, per lui come per me, sono state fondamentali nella nostra vita. C'è una certa tristezza e malinconia nelle nuove canzoni, ma è un qualcosa che è sempre stato presente nei suoi testi. Ho sempre pensato che solo tramite l'energia si debba cercare di superare le avversità. Dal vivo, credo volessimo trasmettere alle persone tutta quell'energia per potere andare avanti e rendere tale esperienza qualcosa di edificante.
AM - A proposito di Chris: come sta oggi? Cosa ha provato/detto quando "Strange Kind of Paradise" è finalmente uscito? Sei ancora in contatto con lui?
Wolfy: Ho visto Chris circa undici mesi fa e gli ho fatto ascoltare l'album. Gli è piaciuto! Credo sia rimasto sorpreso che, dopo così tanto tempo, sia stato finalmente finito e pubblicato. Non sta molto bene, il che è triste. Lui ha migliorato la vita di tutti noi; i Red Lorry non sono mai stati un gruppo di cui è stato facile farne parte, ma nel corso degli anni i vari membri hanno sempre pensato che fosse il miglior gruppo in cui abbiano mai suonato. Sono d'accordo con te riguardo i testi e la personalità di Chris: difficile, ma onesto!
AM - Tu e Ding, lo so, avete lavorato molto duramente per la realizzazione di quest'album. Come vi siete sentiti quando “Strange Kind of Paradise” è stato finalmente pubblicato? A disco uscito eravate entrambi consapevoli che non sarebbe mai stato promosso con un tour...
Wolfy: A dire il vero, Ding ha fatto la parte del leone: io ho solamente continuato ad ascoltare i mix che mi mandava e gli rispondevo con i miei feedback. Si è sviluppato tutto così. Lui capisce la band, è una persona di gusto e dedizione. Lui sapeva cosa volevamo ottenere. Siamo semplicemente felici che sia stato pubblicato; per troppo tempo abbiamo pensato che sarebbe andato perso.
AM - Wolfy, so che ora suoni nei Rose Of Avalanche, mentre Ding si è unito ai 1919... Cos'è la musica per te oggi? Cosa significa alla tua età esibirsi ancora in concerto? Non ti ho dato del “vecchio”...! Siamo tutti vecchi e, in fondo, siamo tutti ancora giovani allo stesso tempo.
Wolfy: Sono semplicemente felice di poter continuare a suonare dal vivo. So che a Chris piacerebbe molto essere in quella posizione. Suonare la chitarra e fare musica è stata la cosa più duratura e appagante della mia vita. Ho intenzione di farlo finché fisicamente potrò, ovviamente con persone che la pensano come me. Senza drammi.
AM - Riflettendo sulla tua carriera di musicista... Secoli fa ci fu un momento in cui i Red Lorry Yellow Lorry diedero l'impressione di poter fare "il grande salto"... Poi, proprio quando i Mission erano all'apice della loro carriera, ti sei unito a loro e, non dimentichiamolo, hai salvato il tour del 1990 dopo che Simon se n'era andato alla prima data in America... Ora suoni nei Rose Of Avalanche e, qualche anno fa, hai collaborato con altri artisti (come Caroline dei Sunshine Blind). So che è una domanda difficile... Ma cosa hai imparato da tutto questo? E in che modo la musica e tutte queste esperienze influenzano ancora la tua vita?
Wolfy: Ho capito che la destinazione non è importante, ciò che conta sono il viaggio, le persone con cui lavori; il viaggio e il cameratismo. I momenti belli e quelli brutti convivono sempre tra loro, così come in ogni relazione. La musica mi ha sempre dato le cose migliori della vita, ed è per questo che non intendo rinunciarvi. Abbiamo tutti bisogno di una sfida, anche quando invecchiamo!
AM - Grazie per l'intervista, Wolfy. Non dimenticherò mai il giorno in cui tu e Grape mi avete fatto la sorpresa di guidare fino a Manchester, dove sapevate che ero a vedere i Mission, per salutarmi. Sono passati praticamente dieci anni da allora. Che altro dire? Ti ringrazio ancora per l'intervista e, davvero, spero di rivederti presto. Magari accadrà a Leeds (devo assolutamente visitare quella città che musicalmente diede i natali a voi, ai Sisters, ai Mission, ai March Violets... al GOTH!) o in tour con i Rose Of Avalance. Sei una splendida persona. Sono felice di averti conosciuto di persona.
Wolfy: Molto generoso, Alex. Siamo amici da molto tempo. So che la musica è importante per te quanto lo è per me. È un linguaggio comune. Forse è l'unico linguaggio




























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