RECENSIONI FEBBRAIO 2026
- 1 ora fa
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TOURDEFORCE “Leaving Nothing Left Behind”
(cd, digitale / My Owl Music)

TourdeForce si fa ancora una volta carico di una tematica (la morte dell’Occidente) che tempo fa era argomento prediletto della cosiddetta “scena neofolk”. Con il tramonto di questa (anche perché alcuni dei suoi esponenti hanno preferito rivolgere il loro pensiero al sostegno del fantoccio ucraino telecomandato da oltre oceano) è TourdeForce il cantore del disastro verso cui il Vecchio Continente marcia spedito, grazie alle scellerate scelte politiche, economiche e sociali dei politicanti che reggono i fili della disgraziata Unione Europea. Il progetto di Christian Ryder aveva già dimostrato di avere le carte in regola per raccogliere l’eredità (almeno a livello tematico) dei maestri del neofolk con i suoi più recenti lavori (“Six In The Key Of Death” e “Hail The Electronic Sun”) in cui rileggeva in chiave elettro-pop il folk apocalittico. Le chitarre lasciano il posto ai synths, ma il sentore è comune, lo sguardo, scevro dai paraocchi dei media corrotti che lobotomizzano le masse, osserva un Occidente che marcia verso la sua fine, lasciandosi appunto, “nulla dietro di sé”. Al solito molto bello (ed emblematico) l’artwork del cd che mostra una donna che osserva una città distrutta, tra macerie e fiamme… Nulla è rimasto, se non figure, non propriamente autoctone, che salutano l’alba di una nuova era. La musica è in puro stile TourdeForce: synthpop ed elettro-pop per ballare sulle rovine: “Kaly Yuga Feast”, “Leaving Nothing Left Behind”, “Vanishing Twin” sono emblematiche in tal senso, mentre in “Elektro Kommando” (dedicata ad Amedeo Marchese) si vira sull’EBM “alla Front 242”. Un altro imprescindibile tassello nella discografia di TourdeForce. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
IST IST “Dagger”
(lp, cd, digitale / Kind Violence Records)

Prosegue inarrestabile la marcia degli Ist Ist verso le vette del panorama “alternative”. “Dagger è il quinto album della band di Manchester e ne conferma la svolta maggiormente “pop” andatasi consolidando, disco dopo disco, dopo l’eccellente esordio di “Architecture”, il loro album più “oscuro” (nonché il preferito da chi scrive). Chi arriva da Manchester può vantare innumerevoli fonti d’ispirazione e se per l’esordio si era inevitabilmente accennato ai Joy Division, per i dischi successivi e per questo è più corretto guardare ad altre bands provenienti dalla città inglese. ”Dagger” mette in campo quasi tutte le sue frecce più acuminate in apertura di disco: “I Am The Fear”, “Makes No Difference” e “Warning Signs” confermano la grande abilità degli Ist Ist nel comporre “hits” che ti entrano in testa sin dal primo ascolto e con le successive “Burning” e “The Echo” formano una “facciata A” che rasenta la perfezione. I cinque brani della “B side” perdono leggermente smalto (“Encouragement” ed “Obligations” le migliori) ma nel complesso “Dagger” è un ottimo album che sancisce il ruolo ormai imprescindibile degli Ist Ist nel contesto della musica “alternativa”. Chi ancora non li conosce si dia una mossa! (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
HEIMBERG “Faceless”
(lp, cd, digitale / Icy Cold Records)

“La risposta francese ai Ritual Howls”. Questo è il primo pensiero che mi è venuto ascoltando “Faceless”, debut album del trio transalpino Heimberg. Otto tracce che hanno moltissimo in comune con la band americana; atmosfere “south-western usa”, sonorità che fondono psichedelia ed industrial-rock. Un disco solido e convincente senza passaggi a vuoto; inutile citare un titolo piuttosto che un altro, come detto il valore di “Faceless” è dato (anche) dalla sua omogeneità. Se vi piacciono i Ritual Howls comprate questo disco senza esitazioni!
(Recensione a cura di Giorgio Brivio)
YEARS OF SHAME “Primary”
(lp, cd, digitale / Icy Cold Records)

Sadwave, così definisce la sua musica il duo transalpino Years Of Shame (composto da Berne Evol e Brice Delourmel, già attivi in altri progetti del panorama francese), al suo primo album con “Primary”; otto tracce ibridate tra industrial “alla Nine Inch Nails” e shoegaze per un disco che ha certamente il pregio di risultare originale rispetto al sound che prevale nelle produzioni attuali. A tale proposito è da sottolineare che l’album è stato masterizzato dal “nostro” Maurizio Baggio, un nome una garanzia. Tra i brani, citazione per “Violence” (l’eco di The Soft Moon aleggia prepotente qui ed in altri brani del disco) e “Trust”. Interessante. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
VIKOVSKI “Consistency”
(lp, cd, digitale / Icy Cold Records)

Nuovo album per Vikowski, trio italiano di base a Milano. Ammetto candidamente che non li conoscevo mentre l’ascolto di “Consistency” mi rivela una band assolutamente interessante, caratterizzata da un sound freddo e tagliente che rimanda innegabilmente a Joy Division e primi New Order. Emblematica l’iniziale “Warsaw” (e guarda caso, anche il titolo del brano rimanda ai mostri sacri sopra citati). Le successive “Pollution” e “Decay” sviluppano ulteriormente il sound del trio milanese, facendo emergere echi di The Cure, Interpol e tanti altri. Otto tracce quindi in perfetto equilibrio tra darkwave e post-punk per un sound derivativo sì, ma non banale; per quanto concerne i testi, “Consistency” (citando le stesse parole della band), parla di “solitudine e nostalgia, esplora l’equilibrio fragile tra sé ed il mondo, e tocca l’amore e l’ambizione come forze che insieme sostengono e mettono alla prova”. Una piacevolissima scoperta.
(Recensione a cura di Giorgio Brivio).
PALAIS IDEAL “Here & Now”
(cd, digitale / Dark Vinyl Records)

Quarto album per Palais Ideal. Il duo olandese (tornato su Dark Vinyl dopo due album realizzati per Cold Transmission) ci propone un onesto disco post-punk; dieci tracce energiche che combinano chitarre e sintetizzatori vintage, atmosfere anni '80 con influenze contemporanee tra testi che parlano di memoria, identità, manipolazione delle menti. I Palais Ideal continuano, a mio parere, ad essere penalizzati dall’incapacità di realizzare quel brano “sopra la media” che possa spingere maggiormente i loro album. Alla fine “Here & Now” risulta un disco carino ma tutt’altro che imprescindibile. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
DAWN & DUSK ENTWINED “Remains of Loss”
(cd, digitale / Dark Vinyl Records)

“Remains of Loss” è una versione completamente rielaborata di "Crossed Paths", autoproduzione del novembre 2020 che aveva lasciato insoddisfatto David Sabre, titolare del progetto francese; i brani sono stati ora completamente rielaborati e sono state aggiunte nuove tracce. Il risultato sono tredici brani oscuri e fascinosi, dove la marzialità abbraccia la cold-wave francese, per collage sonori orchestrali neo-classici, con un forte tocco di fascino retrò che attinge alla darkwave anni '80. Un altro gioello sonoro per Dawn & Dusk Entwined. (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
GODWIN POINT “Less Than Zero”
(cd, digitale / Dark Vinyl Records)

Godwin Point è il side-project di Dawn & Dusk Entwined, dedito a sonorità dark-ambient.
Questo nuovo album è largamente ispirato all’omonimo romanzo di Brett Easton Ellis e si differenzia notevolmente dai primi tre album del progetto, in quanto maggiormente orientato verso sonorità e mood da colonna sonora cinematografica, seppur sempre modulata lungo coordinate dark ambient ed atmosferiche. Un lavoro che sarà certamente apprezzato dai fans di progetti come Desideri Marginis, Raison D’Etre, ecc… (Recensione a cura di Giorgio Brivio)






























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