RECENSIONI GENNAIO 2026
- ascensionmagazine
- 6 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
CLOSED MOUTH “That’s The Way It Goes”
(lp, cd, digitale / Icy Cold Records)

Non conosce soste l’iper-prolifico Closed Mouth! A qualche mese di distanza da “After The Tears The Fury”, il progetto francese rilascia il nuovo album “That’s The Way It Goes”, ennesimo tassello di una discografia decisamente ampia. Il nuovo album è certamente quello più “solare” sin ad oggi realizzato da Yannick Rault; nove tracce dalle atmosfere meno cupe ed opprimenti rispetto ai dischi precedenti ed un maggior spazio all’elettronica. Piccole innovazioni che non cambiano la sostanza di un progetto tra i più interessanti della “nuova scena darkwave/postpunk”, ma che anzi ritengo vadano ben accolti nell’ottica di “rinfrescare” una formula che rischiava di diventare ripetitiva. Un buon punto di partenza per i neofiti ed una piacevole conferma per chi già apprezzava Closed Mouth. (Recensione a cura di Giorgio Brivio).
LEATHE OF HEAVEN “Aurora”
(lp, cd, digitale / Sacred Bones Records)

In colpevole ritardo eccoci a parlare di “Aurora”, secondo album degli americani Leathe Of Heaven. La band mi colpì favorevolmente un paio d’anni fa con il disco d’esordio “Bound By Naked Sky”, caratterizzato da un sound che alternava a brani tirati e pezzi più melodici. La formula vincente viene confermata in “Aurora”; l’album ci offre undici pezzi che spaziano tra rabbioso post-punk (Killing Joke, New Model Army, PlayDead tra i riferimenti più immediati) e più melodica darkwave. Formula confermata dicevo, ma proposta in maniera ancora più convincente, per un disco che trovo superiore al pur valido debut-album. Se, come il sottoscritto, non avete ancora ascoltato “Aurora”, rimediate al più presto! (Recensione a cura di Giorgio Brivio)
THE BLACK VEILS “Gaslight”
(lp, cd, digitale / Icy Cold Records)

Quarto album (secondo per la francese Icy Cold Records) per The Black Veils, “Gaslight” ci offre dieci tracce di moderno post-punk, in equilibrio tra pulsioni nervose e melodie malinconiche. Ciò che spicca rispetto ai dischi precedenti è certamente una maggior presenza della componente elettronica nel sound del trio bolognese, che mantiene comunque ben salde le sue radici “post-punk”. La title track, l’iniziale “Nyctalopia”, “Have You Seen Bunny Lake?”, “Black Kittens Against Privilege”, “Tightrope Walker” sono esemplificative di una crescita, maturata disco dopo disco; in scaletta anche un omaggio al divo del cinema muto statunitense, Buster Keaton. “Gaslight” è indubbiamente un buon album che conferma la mia teoria di una “scena” italiana molto più in salute a livello di bands che non di pubblico. (Recensione a cura di Giorgio Brivio).
TALK TO HER “Pleasure Loss Desire”
(lp, cd, digitale / Icy Cold Records)

A cinque anni dal precedente “Love Will Come Again”, riecco i Talk To Her. Con "Pleasure Loss Desire" la band veneta esplora nuovi paesaggi sonori rispetto al disco precedente; i temi delle canzoni, un tempo prevalentemente legati alla sfera emotiva e passionale lasciano ora il posto all'alienazione, alla sofferenza ed alla paura. Il sound ed il cantato si fanno più freddi ma al tempo stesso più aggressivi: pur mantenendo un'influenza wave, particolarmente evidente in alcuni brani, la componente post-punk è predominante, arricchita da forti contaminazioni con l'alternative-rock di fine anni '90 e primi anni 2000 (a me continuano a ricordare soprattutto gli Editors). “Pleasure Loss Desire” si apre con un trittico (“Waterfall”, “Dyve” e la title-track) che già è sufficiente a giustificare l’acquisto del disco: se la prima è una sorta di ipnotico intro strumentale, le due successive fanno già esplodere il sound dei Talk To Her in tutta la sua magnificenza. “Surface” ci immerge in atmosfere rarefatte che mi fanno pensare ai Radiohead, “The Half Light”, “Someone Else” ed “Another Life” sono un altro terzetto di brani impeccabili. Disco senza passi falsi e certamente da annoverare tra le migliori uscite dello scorso anno, conferma del valore di una band di cui si parla troppo poco! (Recensione a cura di Giorgio Brivio).
BODY MAINTENANCE “Far From Here”
(lp, digitale / Drunken Sailor Records)

A due anni di distanza dall’album “Beside You”, che aveva puntato i riflettori su di loro, riecco gli australiani Body Maintenance. Per presentare il quartetto di Melbourne a chi non li dovesse conoscere, vale più o meno quanto potete leggere nella recensione dei Leathe of Heaven: post-punk tiratissimo alternato a brani più prettamente darkwave. Emblematiche le prime due tracce del disco: se l’iniziale “The Surface” (brano che, unitamente a “Broken Sculptures”, a me ha ricordato i Sad Lovers And Giants) apre il disco con sonorità “dark-melodiche”, la successiva “Symphony of Bliss” ingrana la quarta e ci regala un entusiasmante brano di puro post-punk. Le otto tracce che compongono “Far From Here” si susseguono alternando i due stili; il risultato è un disco derivativo ma comunque piacevole. (Recensione a cura di Giorgio Brivio).






























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